Io in sedia a rotelle, corro contro le barriere

«È una lotta contro le barriere, un messaggio per dire che la volontà non ha limiti. Non conta in che posizione finiremo». Gianluca Tassi è il primo pilota italiano disabile a partecipare al raid più famoso del mondo. Lo farà al volante di un pick-up con modifiche speciali. «Il senso della sfida è incoraggiare tutti quelli che sono nella mia condizione a non restare chiusi in quattro pareti. Che siano in casa o in ospedale». Dalle colline del Trasimeno al deserto, Tassi nel 1999 sfrecciava in moto sulle dune del Sahara quando la Dakar era ancora una corsa africana. Quattro anni dopo è costretto a girare in carrozzina: durante un viaggio in Perù cade dalla sua enduro e perde l’uso delle gambe. Ma non la voglia di gareggiare; continua a correre in macchina, poi fonda la Onlus «Uno di Noi» e una scuola guida per «quelli come me». «Questi progetti sono il mio lavoro, la mia vita». Come Zanardi si rialza: «Gente come Alex, come Bebe Vio, ma anche tanti altri atleti, sono simboli di forza e speranza. Ho avuto la fortuna di insegnare a guidare a Giada Rossi (bronzo nel ping-pong alle Paralimpiadi di Rio ndr )». A 55 anni racconta da dove è partito per tornare alla Dakar: «Da lontano: bisogna essere pronti a sforzi fisici pazzeschi. Tutti i giorni ho percorso 400-500 km, mi sento in perfetta forma. La testa però conta più dei muscoli: ci sono momenti in cui devi gestire la mancanza di sonno, la stanchezza». Sul 4×4 sarà in compagnia di due amici storici: il navigatore Massimiliano e Alessandro, «loro mi hanno spinto a rimettermi in gioco».